Psicologia Scolastica

LE MIE ESPERIENZE I tirocinii, il volontariato ed il successivo lavoro nel campo della tossicodipendenza e della psicologia infantile e dell'adolescenza  hanno fatto nascere in me negli anni un forte interesse per il mondo dei ragazzi,  spingendomi ad impiegare la mia professionalità in progetti di Prevenzione e Promozione del Benessere a scuola.albakiara
Il mondo della scuola rappresenta infatti il luogo, reale e simbolico, maggiormente investito in quest'età, all'interno del quale i ragazzi vivono l'esperienza affettiva di relazione con i coetanei e con gli adulti, uno dei principali scenari in cui vengono proiettati i propri vissuti, sperimentate le proprie battaglie, giocati i propri conflitti fra bisogno di dipendenza e bisogno di autonomia.
Inoltre il contesto scolastico si configura come luogo privilegiato ove “raggiungere gli irraggiungibili”, ovvero quei soggetti difficilmente intercettabili anche dalla rete delle strutture sociosanitarie territoriali.
Il ruolo di Psicologa Scolastica mi ha permesso di mantenere vivo il rapporto con la parte più ricca di potenzialità, ma al tempo stesso più fragile, della nostra società.
Il lavoro di Prevenzione nei Gruppi-Classe, il servizio di Sportello d'Ascolto e la Formazione con i Docenti sono le attività attraverso le quali  quotidianamente mi confronto con il mondo della scuola e degli adolescenti, fatto di forti emozioni, relazioni intense, costruzione di un pensiero adulto e movimenti, talvolta veri e propri "strappi", in quel processo di separazione-individuazione che rappresenta il principale compito evolutivo dei ragazzi in questa fase di vita.

L'EDUCAZIONE PSICOAFFETTIVA La metodologia che utilizzo negli interventi con i gruppi-classe è quella della Educazione Psicoaffettiva (o Socioaffettiva): è un processo educativo che si occupa di atteggiamenti, sentimenti, pensieri ed emozioni degli studenti. Implica un'attenzione per lo sviluppo personale e relazionale degli allievi e per la promozione della loro autostima, del loro sentirsi “bene nella propria pelle”. Privilegia la dimensione interpersonale e riconosce che lo sviluppo di capacità sociali e interpersonali è centrale nell’esistenza di ognuno.
giovaniConoscere e riconoscere le emozioni da una parte favorisce la comprensione dei propri stati interni e l’individuazione dei propri confini personali, fisici e psicologici, dall’altra consente all’adolescente di sintonizzarsi affettivamente con l’altro da sé, esercitando la propria capacità empatica. Viene agevolata inoltre la negoziazione dei conflitti tramite il metodo "senza perdenti", il riconoscimento del punto di vista altrui e l’acquisizione di valori alla base della convivenza civile quali la tolleranza, la cooperazione e la solidarietà.
L'Educazione Psicoaffettiva sottolinea l'importanza di offrire sostegno agli studenti e di riconoscere che le componenti cognitive ed affettive dell'educazione sono collegate tra loro.
Come afferma Piaget "Non esiste quindi un'azione puramente intellettuale (nella soluzione di un problema matematico intervengono ad esempio sentimenti molteplici: interessi, valori, impressioni di armonia, ecc.) e neppure atti puramente affettivi (l'amore suppone sempre la comprensione), ma sempre e in ogni caso, sia nelle condotte relative agli oggetti, sia in quelle relative alle persone, intervengono entrambi gli elementi, giacchè uno suppone l'altro".

Pur appartenendo ad ambiti differenti, il lavoro scolastico e quello clinico si sono andati via via contaminando l'un l'altro, arricchendo la mia professionalità psicologica, rendendola più varia e spendibile dinamicamente nei vari contesti di vita e di cura di adolescenti e pre-adolescenti.

IO E GLI ALTRI”

PERCORSO DI EDUCAZIONE PSICOAFFETTIVA

L’ educazione psicoaffettiva è un processo educativo che si occupa di atteggiamenti, sentimenti, credenze ed emozioni degli studenti. Implica un'attenzione per lo sviluppo personale e sociale degli allievi e per la promozione della loro autostima, del loro sentirsi “bene nella propria pelle”. Inoltre l'educazione affettiva privilegia la dimensione interpersonale, e riconosce che lo sviluppo di capacità sociali e interpersonali è centrale nell’esistenza di ognuno. Conoscere e riconoscere le emozioni da una parte favorisce la comprensione dei propri stati interni e l’individuazione dei propri confini, dall’altra consente all’adolescente di sintonizzarsi affettivamente con l’altro da sé, agevolando la negoziazione dei conflitti, il riconoscimento del punto di vista altrui e l’acquisizione di valori alla base della convivenza civile quali la solidarietà e la tolleranza. Sottolinea l'importanza di offrire sostegno e guida agli studenti e di riconoscere che le componenti cognitive ed affettive dell'educazione sono collegate tra loro. E’ dimostrato infatti che l’apprendimento di conoscenze e contenuti trae enorme vantaggio da una buona relazione insegnante-studente e da un clima affettivo positivo in classe, che rappresentano anche un notevole fattore di protezione rispetto al rischio di abbandono scolastico. Ai ragazzi proponiamo quindi un viaggio fra emozioni e pensieri, in cui possano esprimersi con autenticità, ascoltarsi ed ascoltare, comunicare e gestire sentimenti positivi e negativi, favorendo da una parte una maturazione emotiva personale e, dal’altra, la socializzazione fra i membri dello stesso gruppo-classe.

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Facilitare la conoscenza del gruppo ed il senso di appartenenza

  • Promuovere il rispetto delle differenze e l’integrazione fra i membri del gruppo-classe

 

 

PERCORSO DI ACCOGLIENZA (PER LE CLASSI PRIME)

Le fasi di transizione tra i diversi cicli scolastici sono momenti di particolare rischio per il verificarsi dell’abbandono. Iniziare un percorso nuovo, in un ambiente sconosciuto dove cambiano i punti di riferimento relazionali così come le aspettative sul proprio comportamento, gli obiettivi di apprendimento e le metodologie di insegnamento, implica far fronte ad un certo stress e richiede un grosso impegno per giungere ad un ulteriore adattamento.

Il percorso di accoglienza mira dunque a ridurre i rischi di discontinuità del contesto relazionale nel passaggio da un ciclo scolastico all’altro attraverso iniziative che promuovano opportunità di conoscenza e socializzazione degli allievi neo-inseriti nelle classi prime. Il passaggio, infatti, dalla scuola primaria alla scuola secondaria e poi dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado sono quelle transizioni che comportano una maggiore discontinuità nel contesto relazionale, nelle modalità di insegnamento e nelle attese di apprendimento.

All’interno del percorso di accoglienza si cerca quindi di predisporre un ambiente socio-affettivo positivo, che contribuisca a ridurre il senso di estraneità, facilitando l’accesso ad informazioni, anche di carattere organizzativo, sul funzionamento stesso della scuola, e sostenendo la conoscenza reciproca e l’integrazione fra i membri del nuovo gruppo-classe.

Per quanto riguarda il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore, il cambiamento e gli eventi stressogeni riguardano infatti sia il nuovo ambiente che la crescita dei ragazzi stessi.
Per cogliere il valore preventivo di un intervento di accoglienza in questo ambito è opportuno pensare al
vissuto di disorientamento cui possono andare incontro adolescenti di quattordici-quindici anni che si trovano ad affrontare una scuola di grado superiore.

Nei ragazzi di quest’età il passaggio al pensiero formale, pur essendo già iniziato all’età della scuola secondaria di primo grado, risulta ancora disomogeneo o incompleto. Si accede inoltre alla scuola secondaria di secondo grado a ridosso del massimo sviluppo psico-fisico; esiste dunque un doppio ordine di transizioni a cui vanno incontro gli adolescenti a questo livello: psico-biologica e scolastica.

Per i ragazzi di prima, l’esperienza di sentirsi accolti favorisce l’emersione di processi di appartenenza all’istituzione scolastica, di empowerment, ed una maggiore competenza nel controllo dell’ambiente. Quest’ultima, secondo diversi studiosi, rappresenta uno dei 5 fattori più rilevanti che influiscono vantaggiosamente sull’autostima personale, la cui promozione ha funzioni preventive.

 

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Facilitare l’inserimento di ogni ragazzo neo-inserito

  • Facilitare l’inserimento di eventuali ripetenti

  • Facilitare la conoscenza del gruppo ed il senso di appartenenza

  • Promuovere il rispetto delle differenze e l’integrazione fra i membri del gruppo-classe

  • Promuovere l’autostima individuale e di gruppo

 

PERCORSO SULLA GESTIONE POSITIVA DEI CONFLITTI

I conflitti fanno parte della vita, in quanto naturale risultato delle differenze fra personalità.

La sperimentazione quotidiana della propria assertività nella gestione dei conflitti permette a preadolescenti ed adolescenti di misurarsi con il proprio potenziale aggressivo e con i confini propri ed altrui, apprendendo, tramite l’esperienza diretta (learning by experience), il valore fondamentale di concetti quali: rispetto, empatia, libertà.

Spesso però i conflitti, nonostante il grande potenziale evolutivo in essi contenuto, possono venir evitati dagli adolescenti, a causa di vissuti personali d’impotenza, collegati a bassa autostima e passività, o diventare al contrario terreno di scontro violento, sul quale riproporre le tensioni che emergono dalla società. Si osservano infatti frequenti fenomeni di prevaricazione, in ambito scolastico e non, che contribuiscono a mantenere attive quelle dinamiche antagoniste legate alla logica del "vincitore/perdente" (win/lose), o del perdente/perdente (lose/lose), anziché stimolare la diffusione di azioni collaborative del tipo "vincitore/ vincitore" (win/win).

Nel percorso che proponiamo viene offerto ai ragazzi uno spazio-tempo in cui, con il sostegno di due psicologhe, essi possano incontrarsi ed allenarsi nel contenimento dei propri impulsi, tramite l’ascolto dei propri stati interni, l’ascolto attivo dell’altro e la costruzione di una comunicazione positiva.

Si offre inoltre uno spazio di riflessione e comprensione delle dinamiche disfunzionali fra i membri del gruppo-classe, ma anche fra ragazzi e docenti, all’interno del quale combattere i pre-giudizi sull’altro e favorire la responsabilizzazione individuale.

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle capacità empatiche

  • Promuovere lo sviluppo dell’assertività vs passività ed aggressività

  • Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle capacità comunicative

  • Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle capacità di problem-solving

 

SBULLONIAMOCI”

PERCORSO DI PREVENZIONE E CONTRASTO AL BULLISMO

Il problema del bullismo è un fenomeno estremamente complesso, non riducibile alla sola condotta di singoli (maschi e femmine) ma riconducibile al gruppo dei pari nel suo insieme. Non riguarda solo l’interazione del prevaricatore con la vittima, ma tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi (assistenti e rinforzi del bullo, difensori della vittima, spettatori). Tra i coetanei, infatti, il fenomeno spesso si diffonde grazie a dinamiche di gruppo, soprattutto in presenza di atteggiamenti di tacita accettazione delle prepotenze o di rinuncia a contrastare attivamente le sopraffazioni ai danni dei più deboli. Tali atteggiamenti risultano spesso motivati da isolamento, sfiducia e distanza relazionale nei confronti degli adulti.

E’ nella scuola, teatro della maggior parte degli episodi di bullismo, che meglio si mostrano quelle dinamiche di forza e prepotenza (fisica e/o verbale) che ne rappresentano le forme dirette; ma anche le forme indirette di bullismo, meno evidenti, hanno spesso origine nel contesto scolastico: l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di calunnie e di pettegolezzi ed altre modalità definite di “cyberbullying”, inteso come particolare tipo di aggressività intenzionale agita attraverso forme elettroniche (vedi Youtube).

Alla luce di ciò risulta evidentemente importante intervenire, sia a scopo preventivo che riabilitativo, con i gruppi-classe, in quanto gruppi precedentemente strutturati, onde poter osservare ed affrontare direttamente le dinamiche disfunzionali pre-stabilite.

Gli interventi in classe rappresentano infatti attività “sul campo”, in un luogo di vita e di relazione, la scuola, che nell’insieme delle sue componenti e dei vissuti che lo caratterizzano, rappresenta un luogo di investimento privilegiato per l’adolescente. Oltre a ciò, il contesto scolastico si configura, conseguentemente all’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni con l’ultima riforma scolastica, come unico luogo privilegiato ove “raggiungere gli irraggiungibili”.

Inoltre molte ricerche internazionali indicano che i bambini e gli adolescenti i quali assistono a molti episodi di violenza alla TV o al cinema, possono risultare più aggressivi e mostrare meno empatia verso le vittime dell'aggressione (Petrachi e Pini, 2004), mentre anche le potenziali vittime potrebbero pensare che la violenza è un fatto naturale, e quindi ribellarsi con meno intensità alle prevaricazioni subite; alla luce di ciò, considerando l’influenza negativa dei mass media sull’acquisizione e la diffusione di valori culturali negativi quali violenza, sopraffazione e competitività, diviene diritto e dovere dell’istituzione scolastica farsi promotrice di valori culturali alternativi, educando alla tolleranza, alla pace, alla cooperazione.

Tale gravoso ma ineludibile impegno deve necessariamente essere attuato in sinergia con professionalità “altre”, quali quelle psicologiche, in grado di gestire i forti vissuti emotivi che gli episodi e le dinamiche del bullismo suscitano e di promuovere una confrontazione forte in presenza di dinamiche strutturate di prepotenza, marginalizzazione, violenza.

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle capacità empatiche

  • Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle capacità comunicative

  • Promuovere lo sviluppo dell’assertività vs passività ed aggressività

  • Promuovere il clima democratico in classe

  • Promuovere la responsabilizzazione individuale

  • Prevenire il disagio e la delinquenza giovanile

 

PERCORSO DI EDUCAZIONE AI SENTIMENTI E ALLA SESSUALITA’

Il percorso di educazione ai sentimenti e alla sessualità promuove lo sviluppo del benessere psicofisico della persona favorendo le sue capacità espressive e relazionali.

La sessualità è una dimensione fondamentale dello sviluppo armonico della personalità poiché investe tutte le fasi dello sviluppo e tutte le aree relazionali in genere, entrando a far parte delle determinazioni delle scelte del progetto di vita di ciascuno.

Al di là degli aspetti ideologici è necessario proporre una visione globale che tenga conto delle esigenze culturali, sociali, biologiche, psicologiche e relazionali in un’ottica di pluralismo e di rispetto delle differenze.

L’intervento è rivolto a soggetti in formazione nei quali la sessualità rappresenta una componente fondamentale che informa la sfera affettiva e relazionale della personalità.

E’ centrato sull’importanza di non scindere difensivamente sessualità ed affettività, in un’ottica d’integrazione biopsicosociale che risulta condizione imprescindibile per il benessere degli individui, soprattutto in una fase dell’esistenza così fragile e al tempo stesso così cruciale per lo sviluppo, quale l’adolescenza.

Sempre più spesso infatti nella società attuale i ragazzi vengono sottoposti, oltre alle tensioni interne proprie dell’età del cambiamento, alle pressioni della società dei consumi, che impone, attraverso messaggi distorti e deformanti, modelli idealizzati di fisicità e relazioni, che incentivano processi di oggettivazione e mercificazione del corpo (proprio ed altrui) da una parte e, dall’altra, favoriscono la frammentazione e la patologizzazione dei naturali processi affettivi.

Si offre quindi ai ragazzi uno spazio-tempo nel quale incontrarsi e comunicare liberamente affetti e pensieri, dove poter esprimere dubbi, curiosità, paure, prendere contatto con le proprie ed altrui emozioni, gettando le basi per un percorso di vita affettiva e sessuale consapevole, fatto di scelte ed incontri, nel rispetto di sé e degli altri, al di là del caso o dei modelli culturali imposti dagli adulti. E’ possibile inoltre il coinvolgimento di una ginecologa, secondo un approccio d’integrazione di professionalità, che fornisca le informazioni di base per una vita affettiva e relazionale informata e consapevole (aspetti biologici della sessualità, riproduzione, contraccezione, patologie sessualmente trasmissibili).

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Facilitare la percezione di sé e del proprio corpo

  • Facilitare l’integrazione di sensazioni, percezioni, affetti e pensieri

  • Facilitare l’acquisizione e l’accettazione della propria identità sessuale

  • Promuovere lo sviluppo della personalità in modo armonico e consapevole in relazione a Sé e all’Altro/a

  • Promuovere la salute intesa come rispetto per la persona nella sua globalità e come prevenzione della malattia psicofisica

  • Promuovere la conoscenza e il rispetto delle differenze di genere

 

 

IL SALE DELLA VITA. IL CIBO COME BISOGNO, PIACERE, RELAZIONE”

PERCORSO DI EDUCAZIONE ALL’ALIMENTAZIONE E DI PREVENZIONE AI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Il sale della vita” è un percorso educativo sul rapporto individuale con il cibo, con il corpo, con se stessi e con gli altri.

Poiché le curve riguardanti l’età di esordio dei Disturbi del Comportamento Alimentare risultano avere 2 “picchi” intorno ai 12,13 ed ai 17,18 anni, appare evidente come sia necessario intervenire con azioni di sensibilizzazione e prevenzione nei due ordini di scuola secondaria, andando ad intercettare i ragazzi e le ragazze nei momenti d’ingresso in due fasi esistenziali critiche (dal greco crisis = cambiamento): l’adolescenza e l’età adulta.

In particolar modo l’adolescenza, a cavallo fra preadolescenza ed età adulta, rappresenta una “finestra” d’intervento attraverso la quale raggiungere situazioni disfunzionali emergenti, onde evitare la cronicizzazione di atteggiamenti e comportamenti alimentari patologici, ma anche, contemporaneamente, attuare azioni di prevenzione e sensibilizzazione sul problema dei DCA, attivando risorse interne sia agli individui che al gruppo dei pari.

Sembra infatti che le modificazioni corporee proprie della pubertà e la cosiddetta seconda fase di “separazione-individuazione”, durante la quale ci si svincola dalla famiglia alla ricerca di una propria identità autonoma (anche sessuale), siano due fattori fondamentali per l’insorgenza di Anoressia, Bulimia e Binge Eating Disorder (Disturbo da Alimentazione Incontrollata), oltre che di Obesità Psicogena.

Secondo gli orientamenti clinici più moderni i DCA possono essere considerati sia disturbi da dipendenza, paragonabili alle dipendenze affettive o alle tossicodipendenze, nei quali rivestono un ruolo centrale le relazioni affettive, sia disturbi dell’identità, dove centrale risulta il senso di sé.

Il percorso che proponiamo ai ragazzi rappresenta quindi un ideale viaggio a tappe, durante il quale poter condividere, con adulti competenti e con i coetanei, affetti e pensieri collegati alle difficoltà di raggiungere una propria identità personale, al lutto dell’infanzia e alla necessità di creare un nuovo equilibrio nel rapporto con i genitori, ma soprattutto alle pressioni derivanti dal bisogno di accettazione e d’individuazione, entrambi presenti e centrali in adolescenza. A tal riguardo si offre uno spazio di riflessione e discussione nel quale affrontare in maniera critica anche il peso delle pressioni socio-culturali, veicolate dalla moda e dai mass media, sullo sviluppo di un sano rapporto con il proprio sé corporeo e di relazioni affettive soddisfacenti.

E’ possibile inoltre il coinvolgimento di una nutrizionista, secondo un approccio d’integrazione di professionalità, che fornisca le informazioni nutrizionali di base, con l’intento di fornire gli strumenti necessari per acquisire una corretta alimentazione e contrastare la tendenza a consumare pasti fuori orario e ricchi di grassi saturi (snacks, fast food) .

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Facilitare la percezione di sé e del proprio corpo

  • Facilitare l’acquisizione di conoscenze in ambito nutrizionale

  • Facilitare l’integrazione di sensazioni, percezioni, affetti e pensieri

  • Facilitare l’acquisizione e l’accettazione della propria identità adulta

  • Promuovere lo sviluppo di capacità critiche rispetto a messaggi devianti veicolati dalla moda e dai mass-media

 

EDUCARSI ALLE SCELTE”

PERCORSO D’ ORIENTAMENTO E RI-ORIENTAMENTO IN USCITA (PER LE CLASSI QUINTE)

Se tu tratti un uomo qual è, egli rimarrà così com’è.

Ma se tu lo tratti come se fosse quello che potrebbe

o dovrebbe essere, certamente lo diverrà”.

W. Goethe

Gli incontri si pongono l’obiettivo, partendo dalla riflessione sul senso dell’identità e sulla propria esperienza scolastica, di far sperimentare ai ragazzi, in un contesto protetto, vissuti emotivi, capacità cognitive, comunicative ed infine relazionali che influenzano le scelte formative e/o lavorative future. La cornice teorico-metodologica di riferimento è quella dell’Educazione Psicoaffettiva, che mira a stimolare la consapevolezza di sé e la costruzione di un ambiente socio-affettivo positivo nel gruppo classe, attraverso un’attenzione condivisa agli aspetti cognitivi ed emotivi del processo educativo.

Si offre ai ragazzi quindi un contesto protetto in cui ripercorrere, sia individualmente che in gruppo, le scelte e le esperienze scolastiche passate, individuando il diverso peso che fattori emotivi e di personalità, situazioni familiari ed ambientali, nonché credenze erronee ed informazioni inaccurate o distorte possono avere sui processi di scelta. Si crea un’occasione organizzata di esperienza e di apprendimento, il cui obiettivo primario è quello di ricostruire la “trama vitale” della propria esperienza scolastica, attraverso l’attribuzione di un significato cognitivo e di una valenza emozionale a ciò che accade ed è accaduto nel contesto scolastico. Le attività proposte, pur avendo come ambito di riferimento il gruppo-classe, richiedono un lavoro individuale, fondato sull’ascolto riflessivo e sulla narrazione.

Parallelamente, l’intervento lavora sulla “biografia desideriale” dei ragazzi e quindi sulla progettualità futura: rispetto al quadro attuale, stimola i ragazzi ad individuare le proprie aspettative, i propri bisogni e i propri desideri, nonché i possibili percorsi per soddisfarli.

La dimensione privilegiata in questo percorso di orientamento è quindi quella “formativa”, collegata alla presa di coscienza di sé e della propria identità, finalizzate allo sviluppo di una progettualità personale e professionale realistica, critica, libera e responsabile. Viene inoltre dato spazio anche alla dimensione informativa dell’orientamento (tramite la distribuzione di materiale cartaceo e dati sul mercato del lavoro e della formazione) ed a quella della consulenza (garantita dalla specializzazione delle due conduttrici psicologhe).

La finalità dell’intervento è di sostenere ed incrementare la capacità di auto-orientamento degli studenti, intesa come capacità di rendersi protagonisti del proprio processo di ricerca e di scelta.

OBIETTIVI:

  • favorire la conoscenza e la consapevolezza di Sé (interessi, attitudini, competenze e valori);

  • stimolare la dimensione desideriale individuale;

  • potenziare la capacità di autovalutazione e di lettura critico-valutativa di se stessi;

  • favorire la consapevolezza comunicativo-relazionale tramite il potenziamento di: Autostima, Assertività, Senso di Autoefficacia;

  • favorire le capacità di pianificazione, previsione, progettualità;

  • facilitare il confronto con la realtà sociale ed il mercato del lavoro.

 

 

 

 

 

RI-CONOSCIAMOCI”

PERCORSO DI FORMAZIONE ALL’EDUCAZIONE PSICOAFFETTIVA E DI PREVENZIONE AL BURN OUT (PER INSEGNANTI)

Il termine burn-out (letteralmente “scoppiato”, “bruciato”, “esaurito”) è stato introdotto in psicologia per la prima volta da Maslach (1982) per indicare una malattia professionale degli operatori d’aiuto e di coloro lavorano a contatto con il pubblico. Queste categorie di lavoratori, tendono nel corso del tempo a sentirsi “bruciati”, a vivere un crollo morale dovuto ad un sovraccarico di stress cronico che deriva da diversi fattori tra cui anche l’interazione con le persone che dovrebbero aiutare (stress occupazionale).

La definizione di burnout data nel DdL del 2000  è: "Sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione delle capacità professionali che può presentarsi in soggetti che per mestiere si occupano degli altri e si esprime in una costellazione di sintomi quali somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento, incidenti".

I sintomi, che colpiscono anche moltissimi insegnanti, possono essere raggruppati in 3 principali categorie, a seconda del contesto in cui si ripercuotono negativamente: sull’individuo (sensazione di fallimento; senso di stanchezza ed esaurimento; notevole affaticamento dopo il lavoro; insonnia, irritabilità; frequenti raffreddori e influenze, frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali; eccessivo uso di farmaci; rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento); sulla sua famiglia (molti insegnanti, dopo una giornata particolarmente intensa, nel momento in cui tornano in famiglia preferiscono rimanere soli e in silenzio assoluto, attuando un tentativo di distacco dall’ambiente lavorativo caratterizzato da chiasso e rumore; altri invece proiettano la tensione sui familiari più vicini); o sull’ambiente lavorativo (perdita di disponibilità e di sentimenti positivi verso gli allievi; tendenza ad attribuire il fallimento scolastico dell’allievo al suo scarso impegno o alla famiglia o al ceto sociale cui appartiene; evitamento di discussioni sul lavoro con i colleghi; riduzione al minimo indispensabile dell’investimento delle proprie risorse personali; alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, alto assenteismo che può sfociare nell’abbandono del posto di lavoro, con il pre-pensionamento, oppure nel cambiamento del lavoro, soprattutto tra i giovani; rabbia e risentimento verso i colleghi ed i destinatari del loro aiuto con conseguenti comportamenti di distacco fisico e affettivo; applicazione rigida ed eccessivamente tradizionalista delle procedure; rispetto scrupoloso dei tempi previsti dal programma senza considerare i diversi tempi di apprendimento degli allievi; distanza formale tra sé e gli allievi).

Il percorso qui proposto rappresenta un’occasione per i docenti di ri-trovarsi, in un clima accogliente e non giudicante, al di là degli obblighi e delle pressioni (interne ed esterne) imposte dal loro ruolo sociale e professionale, e di ri-conoscersi, vicendevolmente ed individualmente. Viene offerto loro un percorso attraverso il quale affrontare le emozioni legate al riconoscimento sociale della professione, al riconoscimento dei colleghi ed al riconoscimento di se stessi, come insegnanti e come persone. Attraverso uno spazio di condivisione e riflessione sulla declinazione personale e quotidiana dell’insegnamento, viene inoltre data la possibilità di riconoscere ed affrontare le proprie difficoltà professionali, legate ad una molteplicità di fattori, fra cui: la peculiarità del lavoro (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazione di precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento); la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale (crescita del numero di studenti extracomunitari); il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali); il susseguirsi continuo di riforme; la maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e il conseguente livellamento dei ruoli con i docenti; il passaggio critico dal lavoro individuale al lavoro in èquipe; l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica…).

S’intende inoltre offrire una formazione all’Educazione Picoaffettiva ed all’Apprendimento Cooperativo, tramite la tecnica del learning by experience e piccoli seminari, affinché i docenti possano assimilare non solo conoscenze “emotive ed emozionate”, recuperando la dimensione umana della loro professione e del rapporto con i colleghi, ma anche acquisire veri e propri strumenti di lavoro, spendibili nel quotidiano del loro rapporto con i ragazzi.

OBIETTIVI:

  • Facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé

  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni

  • Facilitare la capacità di lavoro in equipe e la solidarietà professionale

  • Favorire modalità comunicative efficaci fra insegnanti e allievi allo scopo di produrre un rapporto di mutuo rispetto

  • Favorire la capacità di mettere in atto un ascolto attivo (partecipe delle emozioni provate dall'interlocutore)

  • Favorire l’utilizzo di modalità comunicative che si basano su dichiarazioni che iniziano con “Io mi sento” (messaggio-Io)

  • Favorire la capacità di mediazione e gestione dei conflitti

  • Favorire l'educazione corporea dei ragazzi (ed altri tipi di educazione, secondo la Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner) come importante esperienza emotiva e di apprendimento.

 

I TESORI NASCOSTI”

SPORTELLO D’ASCOLTO

Attraverso questo progetto si intende promuovere uno sportello d’ascolto che rappresenti uno spazio in cui i diversi utenti della comunità scolastica possano esprimere i loro vissuti problematici e rileggerli secondo modalità differenti e maggiormente adattive.

Riuscire a parlare della propria esperienza, anche con sofferenza, rendendola oggetto di riflessione, comporta implicitamente la possibilità di un distanziamento dal problema e un tentativo di soluzione.

Attraverso l’ascolto empatico e il sostegno attivo di un esperto si può tentare di mettere a fuoco situazioni problematiche (umane e professionali), e d’individuare nuove strategie e nuovi obiettivi, maggiormente funzionali, da attuare in relazione ad esse.

E’ proprio ricorrendo ad una relazione d’aiuto che ci si può imbattere in nuove ed inaspettate risorse, proprio lì dove talvolta si dispera di trovarle, quei “tesori nascosti” che ognuno ha dentro ed intorno a sé ma che spesso diviene impossibile scorgere, se non con un aiuto esterno.

Lo sportello d’ascolto vuole essere quindi un’occasione per accogliere il disagio dei vari attori del processo di crescita ed apprendimento proprio dell’istituzione scolastica (ragazzi, genitori, insegnanti) e al tempo stesso per cercare di raggiungere, insieme, quelle che sono le pre-condizioni indispensabili per un sano ed armonico sviluppo umano, scolastico e professionale (creazione di un clima relazionale positivo attraverso strategie di empowerment e di self-efficacy, potenziamento delle abilità sociali).

Il nostro progetto, in linea con un modello di salute biopsicosociale, ha come obiettivo primario la promozione della salute globale dei ragazzi nel loro ambiente. In quest’ottica viene offerto uno spazio di ascolto e di riflessione anche agli “adulti”, al fine di favorire ed incentivare scambi comunicazionali ed emozionali positivi negli ambienti di vita quotidiana di ogni adolescente. Tale scelta deriva dalla convinzione che la scuola, in quanto istituzione educativa che connette famiglia e società, costituisca un ambito privilegiato di promozione, prevenzione e tutela della salute mentale.

OBIETTIVI:

  • facilitare il processo di acquisizione della conoscenza di Sé;

  • facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni;

  • offrire uno spazio di ascolto e di confronto ai ragazzi, nel quale possano esprimere i propri disagi all’interno di una relazione d’aiuto;

  • offrire ai genitori uno spazio d’ascolto, consulenza e riflessione relativi all’esperienza genitoriale, favorendo l’espressione del proprio vissuto;

  • offrire agli insegnanti uno spazio di ascolto, consulenza e riflessione relativi alla loro esperienza professionale, sostenendoli nella ricerca di modalità di comunicazione, relazione e trasmissione del sapere maggiormente adattive;

  • facilitare l’interrelazione insegnanti-genitori offrendo una possibilità di “ponte” fra istanze educative fondamentali e promovendo una rete di relazioni di reciprocità nella scuola.

 

METODOLOGIA

L’ offerta progettuale riguardante gli interventi in classe consiste di norma in 44 ore: 36 ore d’intervento diretto, con 3 incontri da 2 ore (sovrapponibili all’orario scolastico) in 3 classi selezionate dalla scuola, e 8 ore d’intervento indiretto, nelle quali rientrano la stesura di una relazione per ogni classe ed una riunione di un’ora con gli insegnanti (docenti coordinatori e/o intero corpo docente delle classi coinvolte) da effettuarsi prima o dopo lo svolgimento degli interventi.

Gli interventi in classe vengono co-condotti da 2 psicologhe, alla presenza del docente in aula, al quale viene richiesta un’osservazione partecipe.

E’ prevista la possibilità di distribuire diversamente il monte ore d’intervento diretto nelle classi in base alle esigenze della scuola (es. 4 incontri da 2 ore su 2 classi); a tal proposito si sconsigliano vivamente interventi brevi da 2 incontri a classe, che si sono rivelati particolarmente incompleti e frustranti per i ragazzi. In caso di riduzione del numero degli interventi è preferibile infatti effettuare una sorta di “mappatura” sulle classi di un determinato anno di frequenza effettuando singoli interventi di sensibilizzazione, della durata di 2 ore, in ogni classe (es. un intervento di sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare in tutte le classi terze).

A prescindere dall’argomento trattato, la cornice teorico-metodologica di riferimento è sempre quella dell’Educazione Psicoaffettiva, con spunti tratti dalla Psicologia Psicodinamica (Teoria dell’Attaccamento, Psicodinamica delle Relazioni Oggettuali, Psicologia del Sé) e dall’Analisi Bioenergetica.

Le metodologie prescelte per la realizzazione degli interventi fanno particolare riferimento a tecniche interattive volte a coinvolgere in prima persona i ragazzi e le loro emozioni. In particolare si utilizzeranno:

 

  • discussioni in circle time

  • giochi grafici ed interattivi

  • giochi psicomotori ed esercizi bioenergetici (espressività corporea)

  • tecniche di brainstorming

  • tecniche di problem-solving

  • role playing

  • scrittura tematica (autobiografica e non)

  • gruppi di discussione (con stimoli visivi e tratti dall’arte)

  • questionari autosomministrati

Lo sportello d’ascolto I TESORI NASCOSTI può essere attivato sia durante l’orario della didattica che in orario pomeridiano, in base alle esigenze della scuola ed alla disponibilità delle psicologhe.

Ogni colloquio avrà una durata orientativa compresa tra i 30 e i 50 minuti. Gli incontri si svolgono in un’aula o in altro spazio appositamente adibiti e messi a disposizione dalla scuola.

E’ prevista una riunione organizzativa con il docente referente del progetto e la stesura di una relazione finale sull’andamento dello sportello da parte della psicologa.

 

RISORSE UMANE

Gli interventi in classe sono condotti da due psicologhe in compresenza, la dott.ssa Arianna Orelli e la dott.ssa Carmen Rizzelli. Lo sportello d’ascolto I TESORI NASCOSTI è gestito da una sola psicologa.

Nel PERCORSO DI EDUCAZIONE AI SENTIMENTI E ALLA SESSUALITA’ e “IL SALE DELLA VITA. IL CIBO COME BISOGNO, PIACERE, RELAZIONE le figure professionali del/della ginecologo/a e del/della nutrizionista devono essere contattate previ accordi fra le conduttrici psicologhe e la scuola, poiché non comprese nelle risorse coperte dal finanziamento del progetto.